Trecento professori contro il cyberbullismo di Deborah Bianchi

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Trecento professori contro il cyberbullismo,
Sandro Vannini, 48 anni, è presidente del Corecom Toscana e già coordinatore nazionale dei Corecom italiani. Da anni si batte contro il cyberbullismo formando i ragazzi direttamente nelle scuole. Inoltre ha attivato nel 2014, insieme all’allora presidente dell’Istituto degli Innocenti Alessandra Maggi, l'”Osservatorio nazionale su internet e minori” dal quale è nato il “Centro nazionale di formazione degli insegnanti sulla media education e nuove tecnologie”. http://www.toscana24.ilsole24ore.com/art/attualita/2017-05-30/trecento-professoriper-combattere-cyberbullismo-115107.php?uuid=gSLAykniKC

Presidente, cosa pensa della legge sul cyberbullismo approvata lo scorso 17 maggio?
È una legge attesa da molto tempo che al momento non coinvolge direttamente l’Agcom e il sistema dei Corecom fermo restando che la tematica del cyberbullismo è una parte del complesso tema della media education. I Corecom italiani infatti sotto l’egida dell’Agcom effettuano da anni le azioni di media education sull’uso consapevole di internet. Il cyberbullismo è un fenomeno che può essere limitato da azioni di cornice da parte di tutti gli organismi dedicati all’educazione digitale. Quindi la legge in questione rafforzerà anche le azioni generali di media education svolte dai Corecom ma anche da altri soggetti territoriali.
La Toscana come si pone di fronte a questa legge? Esistono delle realtà territoriali in grado di attuarla? Il Centro nazionale di formazione degli insegnanti è stata un’idea lungimirante: può spiegare di cosa si tratta?
Il Centro nazionale di formazione per gli insegnanti sulla media education si colloca certamente tra le realtà territoriali di attuazione della legge. L’educazione digitale – cuore pulsante della normativa – è una delle attività prevalenti dell’Osservatorio nazionale Internet e Minori o Internet@minori promosso nel 2014 dal Corecom Toscana, dall’Istituto degli Innocenti, dal coordinamento nazionale dei Corecom con l’alto patrocinio di Agcom. Già a partire dal 2015 sono iniziati ogni mese corsi di formazione per gli insegnanti della Toscana tesi ad innalzare il livello di conoscenza sui nuovi strumenti di comunicazione al fine di ridurre il digital divide tra gli insegnanti e i ragazzi. Durante le azioni di media education all’interno delle scuole – infatti – il Corecom Toscana ha constatato che gli insegnanti richiedevano di essere formati loro stessi sui rischi e sulle opportunità del web. Pertanto oltre alle azioni di media education a favore dei giovani teen agers, il Corecom Toscana ha deciso di costituire il Centro di formazione per gli insegnanti nell’ambito dell’Osservatorio nazionale. In questi due anni e mezzo sono stati formati oltre trecento insegnanti.
La legge stabilisce inoltre un approccio di co-regolamentazione del fenomeno istituendo tavoli di dialogo multisettoriali tra gli operatori Internet, la Scuola, l’Università, i Servizi sociali. Un vero “Sistema anti-cyberbullismo”. In Toscana esiste qualcosa di simile?
Al di là di come verrà attuata la legge in questione, i tentativi per mettere in atto un sistema di rete sulla media education in Toscana ci sono. Primo fra tutti il citato Osservatorio internet e minori che ha saputo catalizzare e fare interagire le diverse agenzie formative del territorio. Le Università toscane (Siena, Pisa, Firenze) hanno trainato il progetto educativo in aula unitamente alla Polizia postale, agli operatori del diritto come magistrati e avvocati, alle famiglie. Si è costituito così un sistema territoriale anti-cyberbullismo fondato sull’asse Scuola-Università-famiglie-PolPoste integrato da esperti di diritto e di sicurezza informatica (hackers dedicati a fini positivi). Le azioni di media education svolte da questo sistema negli ultimi 5 anni hanno toccato ben 38 scuole sia nelle città capoluogo di provincia che in quelle dei centri minori e decentrati. Da rilevare l’entusiasmo degli insegnanti nell’accogliere le azioni didattiche che sono sempre state strutturate con due-tre incontri rivolti ai teen agers e ai loro genitori. Con le azioni didattiche sono stati distribuiti oltre 3.500 vademecum Internet@minori@adulti ed educati altrettanti ragazzi.
Lo scenario di attuazione normativa pare non sia ancora completo. Manca la sinergia con organismi sociali dedicati al sostegno della vittima, del bullo e dei gregari. Manca la sinergia con i gestori della Rete e dei social network. Esistono delle esperienze in tal senso ma sono rimaste isolate, avulse dal disegno del tavolo tecnico multi stakeholder stabilito dalla legge. Potrebbe essere una questione di esiguità di finanziamenti?
Certo. Purtroppo senza risorse economiche non è possibile realizzare questi progetti nonostante la partecipazione gratuita di tanti volontari. Le azioni di media education necessitano di personale altamente specializzato non solo sui contenuti della materia ma anche sulle modalità espositive e pertanto non si può pensare ad azioni svolte in maniera approssimativa.
Esistono in Toscana le possibilità di trovare finanziamenti?
L’Osservatorio nazionale internet e minori tra le proprie finalità ha anche quella di attrarre risorse non solo di livello nazionale ma anche europeo. L’Osservatorio ha l’ambizione di essere un punto di riferimento per l’Italia e non solo per la Toscana. L’importanza formativa di questa realtà è in grado di richiamare finanziamenti e ha tutte le carte in regola per partecipare ai bandi per attingere ai fondi europei.
La legge sul cyberbullismo potrebbe dare adito sul territorio toscano a modelli di business sociale?
L’aver formato oltre 300 insegnanti sulla tematica del complesso rapporto tra internet e minori e in termini più ampi sui nuovi sistemi di comunicazione, lascia in dotazione al territorio toscano docenti in grado di fare loro stessi da educatori e promuovere azioni di sensibilizzazione. L’idea del Centro di formazione è proprio quella di creare un piccolo esercito di insegnanti 2.0 non solo interessati ad acquisire un titolo accreditato dal Miur ma rivolti anche a diffondere il “verbo” della buona comunicazione. L’Osservatorio quindi svolge anche una funzione sociale e non meramente formativa. Tanto che diversi Corecom limitrofi – ma non solo – hanno avanzato richiesta di avvalersi del Centro per quanto riguarda la formazione degli insegnanti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA